Alitalia, ci risiamo….

Vorrei tanto che qualcuno smetisse questo, ma ho come la sensazione che ciò non avverrà.

Inanto Berti & Co. hanno pensato bene di non firmare l’accordo con CAI a cui hanno aderito tutte le altre sigle sindacali, per intenderci i confederali (GIGL compresa) e UGL.
CAI, dal canto suo, ha deciso di andare avanti lo stesso con la proposta vincolante di acquisto. Siamo pertanto nella situazione per cui CAI avrà la possibilità di contattare uno ad uno piloti ed assistenti di volo proponendo il nuovo contratto concordato con le altre sigle sindacali. Con buona pace di quei veri geni e strateghi di Berti & Co., che cercano di difendere i propri privilegi. Soprattutto quelli sindacali, visto che i signori piloti ed hostess pretendevano 45.000 giornate di permessi sindacali, ovvero gente che non fa nulla!

Le cinque sigle sindacali contrarie all’intesa con la Cai però prima di tutto hanno voluto sgomberare il campo da equivoci e sono passate all’attacco delle organizzazioni che hanno firmato l’accordo – Cigl, Cisl, Uil e Ugl – contestando la «vergognosa campagna mediatica» che sarebbe «ricominciata» sulla vicenda. Una campagna, sottolineano in una nota, «che sta distorcendo la realtà ed è tesa a screditare i lavoratori e quei sindacati che hanno deciso di non sottoscrivere la stesura dei contratti. È evidente invece – sostengono le sigle autonome – che la resa incondizionata di Cgil, Cisl, Uil e Ugl alle pretese di Cai non rappresenta assolutamente un atto di “responsabilità”, ma un’azione diretta contro i lavoratori». «Contro la campagna mediatica in atto – sottolineano Anpac, Up, Sdl, Anpav e Avia – è bene precisare alcuni aspetti». Per primo, «le sigle che non hanno sottoscritto non sono rappresentative soltanto di piloti e assistenti di volo, ma sono fortemente presenti anche tra il personale di terra». È poi «assolutamente falso che il “no” sia motivato da pretese riguardanti i permessi-distacchi sindacali. Le motivazioni – evidenziano le cinque sigle – sono invece tutte concentrate sul numero enorme di esuberi previsti, sulle condizioni di stesura contrattuale che penalizzano i lavoratori oltre quanto era stato concordato a settembre a Palazzo Chigi, sulla condizione dei precari, sulle incertezze per il futuro di migliaia di lavoratori che dopo l’utilizzo degli ammortizzatori sociali si troveranno senza lavoro e senza pensione». (Dal Corriere)

Sarà una vergognosa campagna mediatica, ma non credo sulla faccia della terra siano mai stati offerti 7 anni di cassa integrazione.

Come non credo sia ammissibile la richiesta da parte di Berti & C. di intervenire sulle decisioni di CAI su chi assumere o lasciare a casa:

Durissima la posizione del presidente dell’Avia, Giuseppe Divietri secondo il quale «i criteri di assunzione previsti da Cai producono mostri sociali», con una «discrezionalità assoluta» nelle scelte dell’azienda, con il sindacato relegato «al ruolo di notaio». Insomma, la ‘Nuova Alitalia’ – secondo Divietri, è »un’azienda arida, priva di etica e senza cuore«. (Da l’Unità)

Ridicolo poi Bersani:

Il Pd torna ad accusare il governo di «assoluta irresponsabilità politica» sulla vicenda Alitalia. È il ministro dell’Economia nel governo ombra, Pierluigi Bersani, a commentare le ultime trattative: «Stiamo vivendo un passaggio che in ogni caso renderà più debole la soluzione. È la dimostrazione della assoluta irresponsabilità politica di chi ha impostato dall’inizio questa vicenda». (Da l’Unità)

al quale vorrei ricordare che Air France, sempre sull’onda delle proteste e dei distinguo dei sindacati, era scappata a gambe levate dalla trattativa. L’alternativa, auspicata credo dalla maggior parte dei cittadini, era quella di vedere Alitalia fallita e mandare a casa 30.000 lavoratori, considerati dai più dei privilegiati.