La Domenica di Scalfari

Leggo con molto interesse l’articolo di Eugenio Scalfari su Repubblica che contiene non pochi spunti di riflessione sul panorama politico emergente dalle ultime consultazioni elettorali e nell’attesa del 21 giugno, quando il quadro sarà completo.

Sostanzialmente condivisibile l’analisi sul voto, se è vero che da una parte Berlusconi sia stato poco chiaro nello spiegare i suoi rapporti con Letizia, dall’altra si è assistito ad un attacco sistematico da parte della stampa, nazionale ed internazionale, su fatti che, se attengono sostanzialmente alla vita privata di una persona,  che non credo bbiano appassionato più di tanto l’opinione pubblica. La frana dei partiti dell’area di matrice socialista è stata a livello europeo e forse sarebbe il caso di interrogarsi sui motivi di questa disfatta, analizzando quali siano le proposte o, come nel caso italiano, le non proposte che vengono offerte all’elettorato, piuttosto che di presunte minorenni o veline.

I temi riguardanti la sicurezza e l’immigrazione credo siano stati ampiamente sottovalutati nell’impatto sull’opinione pubblica. Tutta la polemica derivante dai respingimenti dei clandestini, che ha suscitato commenti sia in area cattolico-ecclesiastica, sia nell’ambito del centro sinistra ha, secondo me, allontanato molto dell’elettorato che tradizionalmente avrebbe votato il PD. Questo addizionato ad una politica suicida del segretario Franceschini, (Co.Co.Pro.) che ha voluto insistere sull’antiberlusconismo puro e d’annata che, è ormai più che provato, non porta da nessuna parte.

Scalfari indica tre direttrici per tirare fuori il PD dalle sabbie mobili attuali (la quarta non scritta è quella di sbarazzarsi di Franceschini al più presto possibile). Parla di radicamento nel territorio, frase che sa un po’ di stantio, vecchio e molto di PCI. Credo sia finito il tempo in cui le feste dell’Unità e la sede dell’ARCI facevano aggregazione, proselitismo e scuola politica. Ci sono altri modi per raggiungere l’elettorato, ad esempio il Web. E la prova dovrebbe essere l’astro nascente del PD, Debora Serracchiani, che ha costruito la sua fortuna (sembra) attaccando frontalmente la dirigenza del PD in un discorso all’assemblea dei circoli PD, attraverso alcune interviste su quotidiani e i suoi contatti attraverso Youtube e Facebook.
Quello che è interessante rilevare non è tanto il successo della Serracchiani in sè, quanto l’isteria del PD subito dopo che si sono resi conto che ha preso 144,000 preferenze. E quindi, da emerita sconosciuta, è stata subito vista come salvatrice della baraca affondante del PD, fino ad immaginarla vicesegretario a fianco di Franceschini.

Scalfari parla della creazione di una nuova classe dirigente, proposito che credo sia stato perseguito da tutti i partiti negli ultimi 40 anni! Ma la creazione della nuova classe dirigente presuppone che quella precedente sia disponibile a dare spazio, farsi affiancare e poi lasciare. Il problema principale della nostra politica è che la maggior parte di quelli che albergano le sale di Montecitorio o Palazzo Madama sono politici di professione, non hanno mai (passatemi il termine) “lavorato”. E’ un bene? E’ un male? Credo che il politico di professione, soprattutto quello che si abbarbica allo scranno e non lo molla neanche a fucilate, che non ha un contatto diretto e non mediato della vita della gente, dei problemi del lavoro, della gestione quotidiana sia in grande difficoltà. La fortuna di Berlusconi è proprio questa. E’ l’intuizione che gli proviene dagli anni in cui ha fatto il venditore. Sarà considerato grezzo dalla classe politica elitaria e snobistica che gli rimprovera figuracce internazionali, ma inevitabilmente lo avvicina alla gente. Riflettano D’Alema, Fassino, la Finocchiaro anche su questi aspetti, oltre che sulla politica del “fare” (vero o presunto) che si slega dalle parole della politica. Radicamento sul territorio? Ma che vuole dire. Alla gente non frega niente del radicamento sul territorio, piuttosto vuole che un problema venga risolto. Si prenda ad esempio il terremoto dell’Aquila, i rifiuti a Napoli. Non si illuda il PD di risolvere i problemi del “nuovo” con la Serracchiani, che è stata talmente lodata e portata ad esempio che praticamente è già bruciata. Occorre un cambio radicale di rotta che porti proposta e non sterile protesta.

Infine il gruppo dirigente che secondo Scalfari, dopo il naufragio di Walter, avrebbe fatto un passo indietro per favorire il “nuovo” rappresntato dal Co.Co. Pro. Franceschini. Scalfari, pur attribuendo un valore all’esperienza dei “grandi vecchi” della politica, suggerisce ad essi di rimanere dove sono (o dove lui si è convinto siano stati negli ultimi mesi) ovvero un passo indietro. Non sembra che questo sia avvenuto o  mai avvenire in futuro.