Il Massimo di ritorno

ROMA – “La protesta di massa sulla scuola, la drammatica crisi economica che attanaglia famiglie e imprese. Ormai è evidente: l’idillio tra Berlusconi e l’Italia si sta incrinando e la vicenda della legge elettorale europea, di cui apprezziamo il ritiro, non è solo il risultato della fermezza dell’opposizione ma anche di difficoltà interne alla maggiranza. Di qui dobbiamo partire per rifondare un nuovo centrosinistra, che rappresenti agli occhi dei cittadini un’alternativa vera e credibile per il futuro governo del Paese”. Ammainate le bandiere della grande manifestazione del 25 ottobre, Massimo D’Alema scende in campo e suona la carica al Partito democratico e a Veltroni. (da Repubblica)

Ma dove vive questo qui?

Nel prosieguo dell’intervista a Repubblica, con un uso disinvolto della lingua italiana (“Penso che il referendum è uno strumento monco e improprio” – congiuntivo, questo sconosciuto), il Nostro s’attacca alla crisi economica e la scuola.

Per quanto riguarda la crisi economica, non credo ci siano da fare commenti. Basta guardarsi intorno per rendersi conto che la situazione mondiale non sia così rosea da poterne incolpare l’attuale esecutivo. E dato che anche Massimo si rende conto dell’inconsistenza della cosa, la lascia abilmente cadere.

Allora affronta il capitolo scuola. Mia figlia, il giorno della grande manifestazione di Roma, aveva regolarmente lezione. Bisognerebbe perciò guardare un po’ i numeri, chi ha partecipato e sentire effettivamente come la pensi la maggioranza dei cittadini e degli studenti (che non sono quelli della piazza). Dato che ogni Governo che abbia affrontato il capitolo scuola negli anni passati è sempre stato oggetto di critiche, manifestazioni, okkupazioni (con la k altrimenti non si capisce), credo sia lampante la presenza di una regia che tenti di mantenere lo “status quo” (che fa comodo a molti). Il fatto poi che, durante gli scontri di Roma, sia stato fermato un simpatizzante di Rifondazione di 35 anni, lascia intendere che forse nel variopinto mondo della protesta ci fosse più di qualche infiltrato.

E allora?

E allora si capisce che Massimo è pronto, anzi prontissimo a fare la festa al Walter, l’ameba capo del Pd, che attualmente rappresenta il vuoto cosmico della politica . Ilquale fa BOOOOOM e propone un referendum per abrogare… che cosa?…il grembiulino, come qualcuno ha suggerito?

Le grandi manovre all’interno del Pd sono già cominciate per la successione dell’attuale segretario che verrà probabilmente defenestrato nel congresso dopo le Europee. E lo spero veramente, per poter tornare ad una opposizione di qualità, che si liberi definitivamente anche del ciarpame dipietrista.

D’altra parte, riferendosi alla manifestazione del 25 Ottobre alla quale hanno partecipato, secondo Veltroni, “mille mila” persone, D’alema dice:

“E’ stata una piazza molto bella, soprattutto perché è stata festosa. Tuttavia, dopo il grande sforzo comune di quella manifestazione, mi piacerebbe adesso che l’insieme del gruppo dirigente fosse coinvolto in una riflessione per il rilancio della nostra prospettiva. Capisco l’appello di Veltroni all’unità, ma è innanzitutto da lui che deve venire l’iniziativa per favorirla e renderla efficace. Siamo in uno scenario che sta cambiando profondamente. Siamo passati dall’illusione di una partnership con Berlusconi per fare le riforme (quello che Ferrara sul Foglio sintetizzava con l’espressione ‘Caw’), ad una aspra conflittualità, di cui innanzitutto il premier porta la responsabilità. Ora, però, è molto importante dare anche forza propositiva alla nostra iniziativa e rilanciare la capacità di dialogare con l’intera società italiana“.

ma più avanti:

E cosa intende quando parla di riflessione sul Pd e sulla sua organizzazione interna? Siamo di nuovo alla diarchia conflittuale D’Alema-Veltroni?
“No, nessuna diarchia e nessun conflitto. Ma per il Pd il problema non pienamente risolto continua ad essere quello della piena valorizzazione delle sue risorse. Andiamo verso la conferenza programmatica, e quello sarà un momento di verifica importante proprio per marcare il nostro profilo riformista. Questo richiederebbe il contributo di tutti, perché in caso contrario è inevitabile che le forze si disperdano. Se non è il partito a chiamare ed impegnare tutti, non ci si può lamentare se nascono fondazioni, associazioni, e iniziative di vario segno”..

A buon intenditor……