Bersani ha perso le elezioni 2013

Ci vorrà tempo per riflettere.

Basta questa frase per ributtare il pallone in area Pd.
Il giorno dopo è veramente aria da “Day After”. Spazzati via Fini, Ingroia e Di Pietro, sul campo rimangono intronati i Piddini. Fino a pochi mesi fa forti di un vantaggio di 10, 14, 20 punti sugli avversari ma, sarà la ricomparsa di Prodi o, come dicono alcuni, la sfiga che porta Moretti, che il partito di Bersani è stato da una parte rimontato dal Pdl e bastonato dall’altra dallo tsunami di Grillo, vero vincitore delle elezioni.
Cigolando, una “gioiosa Macchina da Guerra” in versione neanche tanto aggiornata, si avvia verso un quanto mai necessario restyling, che, francamente, non può più essere rimandato.
Ma i segnali dell’area Pd non sono incoraggianti e la strategia del “non è colpa nostra” (usata con insuccesso ultimamente nella gestione MpS) non paga e non può essere sufficiente per spiegare una débâcle elettorale di questa portata.

La comunicazione affidata a Letta (una statua di sale) ieri sera alle 22:00 ha fatto chiaramente percepire, nonostante le dichiarazioni di vittoria, lo sconforto di tutto l’apparato Pd.
A questo si aggiunga il presunto infortunio della Bindi che non ha partecipato a Porta a Porta, sostituita da un impresentabile Gotor, ed il comunicato del segretario, arrivato fuori tempo massimo, che si è guardato bene dall’affrontare la stampa.
Forse sperando che la notte portasse consiglio o sciogliesse l’incubo.

Eppure, con una frase cara al Pd, non potevano non sapere. Per quanto poco accurati fossero i sondaggi, mi rifiuto di credere che questi, celati al popolo bue, non rivelassero un recupero del Pdl ed uno sfondamento del MoVimento.
Ma chiamalo fato, chiamala sfiga, il Pd anche questa volta non è stato in grado di ribaltare a proprio vantaggio l’iniziale debolezza estrema dell’antagonista principale.
Come al solito hanno sottovalutato la figura di un personaggio quale Berlusconi che, con tutti i suoi difetti, resta comunque un grande comunicatore. E non giova maledire il popolo bue che continua a credere il lui.

Ma le ragioni, a mio avviso, sono un poco più complesse e non liquidabili con “un mucchio di sfigati che guardano la televisione e vorrebbero trombare quanto Berlusconi” (sintesi di quanto sentito da me in mattinata sulla Metro).

il Pd è vittima del suo senso di superiorità. Non è in grado di elaborare il lutto, il fatto che anche fra le sue fila ci siano dei disonesti, della gente che ruba e se ne approfitta. Aiutati da parte dei media, cercano di far passare sotto silenzio tutte le magagne, pensando che, se non se ne parla, queste vengano dimenticate. Vicende come MpS o Penati in Lombardia, fra le altre, lasciano il segno e senza autocritica o con un semplice “è vero, abbiamo sbagliato” si fa in modo che il Pd venga equiparato a qualsiasi altro soggetto, magari considerato un po’ meno “nobile”.
Il Pd non è in grado di proporre programmi. Stretto fra la CGIL, FIOM e interessi nelle COOP (SPA mascherate e quindi dedite a profitto) non è in grado di elaborare una ricetta economica o sociale. Da Bersani, durante tutta la campagna elettorale, mai si è sentita una soluzione. Si parlava di lavoro, di giovani, di imprese ma su come si volessero risolvere effettivamente i problemi….buio.

Il Pd ha perso l’occasione del rinnovamento. Con il terrore da parte della vecchia nomenclatura di perdere il posto, non ha voluto riconoscere in Renzi quello che sarebbe stato in grado di superare PCI, Ulivo, Cosa, Pd e tutte le varianti possibili dal crollo del muro di Berlino in poi. Renzi sarebbe stato in grado di coalizzare attorno a se anche un’ampia fetta di elettorato moderato, che da sempre ha evitato di votare gli “ex- comunisti”.

E qui arriviamo al punto. Il Pd non riesca ad ammettere che esiste una fetta di elettorato che MAI voterebbe un partito avvertito come di sinistra. La lettura dell’elettorato di Berlusconi, come quello che si lascia abbindolare dalla TV o dall’acquisto di un giocatore del Milan, è fuorviante e sostanzialmente falsa.
Voler credere o pretendere di credere che l’elettore del centrodestra sia un puttaniere impenitente, mascalzone e 99 volte su cento un evasore fiscale è nascondere la verità.
Berlusconi non è un Santo, non è il salvatore della Patria, è uno che se può cura i propri interessi ma ha capito che esiste un elettorato che ha bisogno di essere coalizzato contro quelli che, forse semplicisticamente, vengono definiti comunisti. Berlusconi è in grado di aggregare questo elettorato che (probabilmente) non crede alla restituzione dell’IMU ma ritiene che consegnare il paese nella mani dei post-comunisti sia un errore.

Il Pd non ha mia voluto dare un messaggio chiaro sulle alleanze. Si è barcamenato fino all’ultimo, strizzando l’occhio a Monti ma facendo dichiarazioni d’amore per Vendola, facendo finta di poter armonizzare due posizioni totalmente in antitesi. Anche in questo caso nulla si è detto sui grandi temi economici o di strategia, per non inimicarsi una o l’altra delle due parti politiche che, alla prova dei fatti, si sono rivelate ben più deboli di quanto stimato.

Queste sono riflessioni personali che possono essere confutate, rigettate e criticate ma sono convinto che fincché il Pd (o come si chiamerà in futuro) non riconoscerà nell’avversario la dignità della competizione e saprà contare sulle proprie forze, sui propri programmi, sulle proprie idee, ammettendo gli errori fatti e scrollandosi di dosso un passato ormai incancrenito, non credo vi potrà essere anche in futuro una qualsiasi possibilità di successo.