Basso impero

Lo spettacolo offerto in questi ultimi mesi dalla classe politica italiana, tutta la classe politica italiana, è perlomeno deprimente.

Uscito ingloriosamente di scena Silvio Berlusconi, il PDL non è riuscito, per colpa di una mediocre e balbettante dirigenza, a recuperare credibilità nei confronti di un elettorato deluso e disilluso.

Non vi è una politica, una direzione. Non si capisce chi abbia titolo a parlare e per conto di chi. Alfano è evanescente, la Santanchè invoca il ritorno di Silvio il quale (e questo è stato il suo errore più grande) non è stato in grado di creare un’alternativa alla sua leadership, oramai sbiadita.

Il PDL, così com’è, non conta più nulla e sarebbe forse ora che coloro che pretendono di tenerne ancora le redini, ne prendano atto ed ammettano la propria incapacità.

Ma se si allarga un pochino lo sguardo, non mi sembra di intravedere neanche altrove, momenti di alta politica.

Dimenticandosi di Fini, il cui suicidio è avvenuto qualche tempo fa e di cui l’interessato non sembra essersene nemmeno accorto, il panorama della politica italiana offre uno spettacolo desolante, da basso impero, nella strenua difesa di potentati e privilegi figli illegittimi di un’altra era.

Mentre il governo tecnico massacra famiglie ed imprese, nel nome e per conto di un’Europa che non ha capito che la ricchezza non è nelle banche ma nella coesione dei popoli che la compongono, la classe politica continua ad esercitare il proprio presunto potere come se nulla accadesse.

Il balbettio che si ode in quella che si definisce sinistra è altrettanto imbarazzante.

Ancora succube in gran parte di un passato con il quale non ha mai voluto/potuto prendere coscienza critica, si ritrova oggi a perpetuare quelle becere tradizioni corporative e associazionistiche che hanno rappresentato il peggio della politica italiana del dopoguerra.

Il PD, nonostante abbia cambiato nome e simbolo più volte negli ultimi anni (Pci, Ulivo, Pds), più di tutti non è stato capace ad elaborare ed armonizzare al suo interno tutte le anime, dalle tradizionaliste alle riformistiche, senza dimenticare la «sinistra cattolica», che la compongono.

Viene naturale la domanda se a fare da collante nel variopinto panorama della sinistra italiana sia il tentativo di un progetto politico o, come temo sia più vero, il tentativo di rimanere comunque a galla.

Non merita invece alcun commento l’ondivago comportamento di Casini, personaggio ormai senza arte né parte, che cerca di capire dove tiri il vento per cercare di attaccare la carretta ai buoi vincenti.

Il film è già visto.

Alle prossime elezioni, sempre che ve ne saranno e non si avallerà in qualche modo una successione del Professore, si formerà una maggioranza raccogliticcia che cercherà di tirare a campare fino alla pensione.

A quel punto la stampa estera avrà tutto il diritto di continuare a prenderci per il culo.