Un Venerdì in meno

Grazie al cielo la Magistratura ogni tanto ne imbrocca una.

Si, talvolta si dimentica i termini della carcerazione preventiva, elargisce permessi premio per continuare a delinquere, condanna a pochi anni di galera gente che ubriaca la volante ha fatto una strage, e si potrebbe continuare così, citando.

Però, quando si tratta di anagrafe ha le idee ben chiare ed impedisce, secondo me a ragione, che i genitori (ahimè Genovesi come me) di un povero bimbo gli appioppino come nome Venerdì.
I suddetti genitori, a sostegno della loro tesi, hanno portato ad esempio figli di VIPs che, anche loro, non si sono sottratti nelchiamare la prorpia prole con nomi alquanto fantasiosi. Anche per quest’ultimi, famosi o no, andrebbe comunque valutato l’impatto che il nome avrà in futuro sul proprio figlio.

Ed è inutile secondo me parlare di libertà personale.

“Non ho mai pensato a quel Venerdì (quello di Robinson Crusoe – ndr)- spiega la mamma – è solo un nome che mi piace, un suono, qualcosa che si è depositato nel mio animo. È così che volevo chiamare il mio bambino ed è così che continuerò a chiamarlo perché non c’ è giudice che mi possa costringere a usare un nome piuttosto che un altro per mio figlio. Lui è Venerdì, per me, per suo papà, per la nonna, per gli amici, per tutti”

E se a suo figlio il nome che piace così tanto alla mamma, anzichè sul cuore si depositasse altrove?

Quando si sceglie un nome che sarà per la vita, bisognerebbe per lo meno considerare a quali colossali prese per il culo il destinatario sarà sottoposto negli anni futuri, a scuola, sul lavoro, in fila all’anagrafe. Insomma, in tutte quelle occasioni in cui uno deve, volente o nolente, “declinare le proprie generalità”. E quindi, senza scomodare Ave Chiappa, Rosa Culetto o Guido Collauto, anche una semplice Cheyenne potrebbe scatenare qualsiasi tipo di presa in giro.

Pertanto, proporrei di depenalizzare l’omicidio dei propri genitori quando, raggiunta l’età della ragione Venerdì, Oceano, Mediterraneo o chi per essi dovesse vendicarsi di due individui così ottusi che, a causa della propria voglia di originalità e vanità, li hanno resi lo zimbello del vicinato.