Un solo responsabile: la società

Il dopo partita (mancata) con la Serbia è tutto un rimbalzare di accuse fra Governo Italiano, Governo Serbo, polizia, servizi e chi più ne ha più ne metta.

In tutto questo casino mancava effettivamente l’opinione del sociologo dell’Università di Genova, intervistato da SKY TG24 di prima mattina. Peccato non averlo registrato: avrei avuto un reperto del pensiero anni ’60.

La responsabilità è ovviamente della società, del lavoro precario, dei contratti co.co.pro., della società di capitale, delle società di calcio, degli estremisti di estrema destra e dei fascisti (tifosi del Livorno inclusi?) e, unica delle società di calcio citate, manco a farlo apposta, il Milan.

E la responsabilità personale? Ovviamante nessuna, non esiste, non c’è. Gli individui evidentemente non hanno responsabilità personale; c’è sempre un terzo, poco identificabile, perchè è l’intera società.

E’ la società che fa massacrare un taxista perchè ammazza un cane sfuggito al padrone. E’ la società ad armare il pugno di un ragazzo per mandare in coma una donna nella metropolitana di Roma. E’ la società che invia la squadraccia punitiva nel ristorante a Napoli, perchè un genitore si è permesso di riprendere un ragazzino alle giostrine.

Società, solo la società. E il disastro, sulla scorta di questa “cultura” del perdonismo, del buonismo e, sopratuttuo, dell’impunibilità è sotto gli occhi di tutti.

Nessuno è più responsabile, e tutti se ne fottono allegramente. E non solo delle cose che indignano l’opinone pubblica e fanno gridare allo scandalo (ma intanto il giorno dopo si dimentica e ci si indigna per qualcosa d’altro).

Parlo anche della piccola responsabilità quotidiana, a cominciare (intendetemi è una provocazione) dal mancato rispetto delle regole di convivenza civile. Un esempio può essere l’uso del cellulare alla guida; esiste una legge che tutti quanti allegramente ignorano.

Ma in buona sostanza manca la punizione, una punizione rapida, esemplare ma soprattutto certa. La soluzione non è l’indulto, ma forse, costruire più luoghi di detenzione dove, attraverso il lavoro socialmente utile (rifacimento strade? assistenza ai bisognosi?), si arrivi ad una effettiva “redenzione”.

Sono fascista, bieco capitalista e razzista?

Più che latro penso di essere fondamentalmente stufo!