Società Italiana Autori Estorsioni

La SIAE, la Banda Bassotti nostrana, ci riprova e si inventa la tassa su cellulari e PC.

La SIAE considera tutti quanti potenziali delinquenti. Applica una tassa su supporti vergini, masterizzatori e videoregistratori pensando che tutti quanti siano li a fare copie pirata, senza venire sfiorati dal men che minimo dubbio che uno usi i suddetti apparati per scopi puramente personali. Poi mi domando: ma i soldi che raccolgono come vengono distributi fra i vari autori? A percentuale? A Hit-parade? Appartenenza meno ad un sindacato? Non è dato saperlo. Intanto si incassa, qualcuno ne beneficierà.

Non paghi di tutto questo, gli astuti grassatori della SIAE, si sono chiesti: visto che tutti hanno almeno un telefono, od un pc, perchè non chiedere un equo compenso anche su questi dispositivi?

Mi sfugge sinceramente il senso della richiesta, ma riporto qui di seguito quanto pubblicato in un articolo del Sole 24 Ore:

La “tassa” sarebbe in realtà un compenso per la copia privata di un prodotto protetto concessa agli utenti. La Siae, a stretto giro, replica con una nota alle dichiarazioni di Parisi. «La copia privata è la possibilità che nella stragrande maggioranza dei paesi europei (in Gran Bretagna è vietata) viene data all’utente di effettuare una copia personale delle opere dell’ingegno fono e video. Una direttiva europea del 2001 – spiega la Siae – stabilisce che a fronte di questa possibilità offerta all’utente venga corrisposto un equo compenso ai titolari dei diritti delle opere riprodotte». «In tutti i paesi europei, anche sui nuovi prodotti (telefoni cellulari, hard disk, chiavette usb ecc.) – continua la Siae – c’è l’applicazione di questo compenso: solo in Italia, da più di sei anni, questi prodotti sfuggono alla giusta remunerazione dei titolari dei diritti».

EH?

Se qualcuno è capace di spiegare il senso….