Le tette e la ricerca

Ecoo qua, un altro “cervello” se ne va.

Se ne va non senza aver denunciato , se ce fosse stato ancora il bisogno, che l’Università italiana ed in particolar modo la ricerca è malata.  E un po’ è colpa nostra.

Colpa nostra perchè ci occupiamo più della tettona del Grande Fratello e non ci rendiamo conto che ci sono tantissime persone che danno notorietà e lustro all’Italia per poi venire presi a calci in culo. Guardate per esempio la Pellegrini, record dei 400 stile libero. Brava, bravissima….poi per i restanti 12 mesi chi se la fila? E così per gli altri sport (che non siano il calcio). E se questo succede nello sport figurarsi per altre eccellenze nelle arti o nella scienza.

Rita Clementi, ricercatrice precaria di 47 anni, è sconosciuta. E’ una dei tanti ricercatori che, come dice lei, senza né sabati e né domeniche, solo per amore, portano avanti un lavoro fra mille difficoltà, personali e professionali. Ed allora ci si accorge che il modello di ricerca italiano è ad immagine e somiglianza di tutto quel sottobosco burocratico-assistenzialista che il buon Brunetta, lancia in resta, tenta di abbattere.

Il sindacalese, il 6 politico, un po’ per uno non fa male a nessuno. Ecco come viene gestita la ricerca in Italia. Guai a parlare di privati, Dio ci scampi che quei biechi capitalisti possano mettere le mani su quanto prodotto dalla ricerca. Guai a parlare di meritocrazia, di validità dei progetti, di qualità della ricerca. I baroni continuano ad ingrassarsi pubblicando quello che i precari con fatica hanno sperimentato in laboratorio e tutti sono contenti.

La qualità manca. manca perchè i fondi sono ditribuiti a pioggia. Manca perchè nessuno controlla che quella pioggia di soldi (sempre pochi e sempre meno) stai dando dei frutti o si disperda in rivoli inutili. Ed allora si arriva alla lettera di Rita; a lei e ai suoi figli faccio i miei migliori auguri. Non solo che riceva finalmente uno stipendio degno delle sue qualifiche e del suo lavoro, ma che ottenga i finanziamenti che le permettano di continuare le sue ricerche e che se queste risultassero di una qualche utilità per il progresso della medicina, della biologia o di qualsivoglia disciplina, le venga finalmente riconosciuto il merito.

Per quanto ci riguarda, speriamo di riuscire a distogliere la nostra attenzione dalla tettona del Grande Fratello.