La contea che non piace al PD

Leggere l’Unità talvolta fa bene. Fa bene perchè ci si rende conto di quanto sia classista e ristretta di vedute certa stampa.

La notizia di per sé sarebbe passata assolutamente inosservata: l’inaugurazione in via Ventotene a Roma di un asilo nido chiamato “La contea degli Hobbit”.

Il nome mette in agitazione tali Marco Palumbo e Massimiliano Valeriani, rispettivamente consiglieri provinciale e comunale del PD che dichiarano:

“Contea degli Hobbit” sembra la scelta meno appropriata che si potesse compiere.  «’La contea degli hobbit’ – accusa infatti il Pd – è l’ultima trovata di pessimo gusto di un’amministrazione che non riesce davvero a smarcarsi dal fascismo e dalle proprie ideologie. Ci chiediamo infatti come sia possibile intitolare un asilo nido con questo nome e chi abbia potuto legare a uno dei fatti di cronaca più drammatici degli ultimi anni, un nome così vicino alla sottocultura neofascista. Purtroppo con questa ennesima idea della destra la nostra città, la Capitale del nostro Paese, rischia davvero di trasformasi, prima o poi, nella contea degli hobbit. Il silenzio del sindaco Alemanno è imbarazzo oppure è complicità con una corrente, quasi setta, del suo partito così nostalgica?».

I due geni mi dovrebbero spiegare la definizione di sottocultura neofascista. Continuiamo per etichette, per definizioni di buoni e di cattivi, ammessi e non ammessi. A me la Contea degli Hobbit fa venire in mente il lavoro di Tolkien: Il Silmarillion, L’Hobbit, Albero e Foglia, I racconti ritrovati e Il Signore degli Anelli. Un mondo fantastico, un insegnamento di vita nell’eterna lotta fra il bene ed il male, un mondo mitologico fantastico.

Ecco quello che mi fa venire in mente. I due fenomeni del PD non fanno altro che confermare che l’ignoranza purtroppo è ancora ampiamente diffusa. Probabilmente sono anche convinti che Nietsche appoggiasse il nazismo.

Un libro, un opera possono piacere o no. Considerare un autore buono o cattivo, dell’ammesso o non ammesso ci porta inevitabilmente al falò in piazza dei libri.

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