H2N1 e il global warming

Che l’influenza A, o suina, chiamatela un po’ come vi pare, fosse un’ennesima bufala penso fosse chiaro ai più. Soprattutto ai medici i quali in massa si sono rifiutati di farsi vaccinare.

A dare forza a questa evidenza è la denuncia di Wolfang Wodarg,  presidente tedesco della commissione Sanita’ del Consiglio d’Europa, il quale senza mezzi termini ha accusato le aziende farmaceutiche di aver ingigantito la cosa per loro tornaconto. Basti pensare alle quantità di dosi di vaccino acquistate dai governi e per la maggior parte rimaste inutilizzate nei magazzini. La sola Italia ha speso qualcosa come 138 milioni di eurozzi.

Wodarg dichiara che si tratta del più grosso scandalo sanitario mai avvenuto. Quello che secondo me dovrebbe preoccupare (o scandalizzare) di più è l’accusa all’OMS di essersi fatta influenzare (mai definizione risulta più appropriata) dalle case farmaceutiche e che anzi quest’ultime siano riuscite a piazzare dei propri uomini all’interno dell’organizzazione stessa.

Se questo risultasse essere vero, ma temo non lo sapremo mai, c’è veramente da essere preoccupati. Non tanto per la spregiudicatezza delle aziende farmaceutiche, condannabili senz’altro sotto il profilo morale, ma quanto per la possibilità che istituzioni mondiali possano essere manipolate per gli interessi di qualcuno, anzichè per quelli della comunità. Già nel recente passato avevamo avuto esempi evidenti, sempre nel campo sanitario, con i casi della “mucca pazza” o dell’influenza aviaria.

Il dubbio pertanto può essere esteso ad altri allarmi che giornalmente ci vengono propinati mezzo stampa.

E’ di ieri l’ennesimo grido di allarme del WWF. Si cita il Protocollo di Kyoto ad esempio che, soltanto per il fatto che abbia escluso dagli obblighi di adempienza paesi in via di sviluppo, Cina inclusa, non raggiunge gli scopi che si era prefisso. Ma di più il continuo allarme sull’estinzione di massa delle specie.

I dati offrono un quadro allarmante: attualmente nel nostro paese sono a rischio estinzione il 68% dei vertebrati terrestri, il 66% degli uccelli, il 64% dei mammiferi, il 76% degli anfibi, il 69% dei rettili e addirittura l’88% dei pesci d’acqua dolce. La situazione non va meglio per la flora (15%) e le piante inferiori (40%) ovvero alghe, funghi,licheni, muschi e felci. Dalla metà del secolo scorso la biodiversità in Italia ha subito una fortissima riduzione, in particolare a causa del consumo del suolo. (da “Il Corriere”)

Chi ha raccolto i dati, su che basi, con che contraddittorio non è dato sapersi.  Non voglio con questo dire che l’ambiente non vada tutelato e che non sia necessaria una maggiore attenzione al nostro habitat.