Eluana

E’ difficile esprimere un’opinione, difficile capire lo strazio di un padre nel vedere la propria figlia immobile da 17 anni.

Eluana ti guarda dalle foto che hanno fissato un momento, un istante della sua esistenza e male si conciliano all’idea di stasi, di limbo della coscienza e dell’essere.

Sembra comunque che, dopo polemiche e battaglie giudiziarie, siamo arrivati all’epilogo nella clinica di Udine, dove Eluana passerà gli ultimi giorni della sua permanenza su questa terra. Avrei voluto scrivere “vita” ma non so se questo termine sia appropriato. E la mia impreparazione di fronte a questo fatto, penso possa essere condivisa da tanti altri. Che si guardi questa vicenda sia dal punto di vista medico che filosofico/religioso, penso chiunque possa provare un senso di malessere e di smarrimento. Ma quante Eluana ci sono sulla terra che stanno attraversando questo passaggio. E quanti genitori, amici, mariti e figli si trovano davanti ad un bivio, fra la presenza fisica della persona amata, il suo essere materiale e quella “presenza”, quell “essere”  più impalpabile ma fondamentale che definisce l’individuo nel suo insieme.

Senza poi contare i dubbi e le speranze. Il dubbio nel fare la cosa giusta, cercando di interpretare quella che potrebbe essere la volontà dell’altro. Noi giudici ed interpreti di una volontà altrui. Il dubbio del “sentire”. Sentire la vita (o il suo simulacro) che continua scorrere nelle vene, che fa batter il cuore, fa funzionare tutti gli organi. E poi la speranza. Quella che ti fa aspettare giorni e poi settimane ed anni, che ti doni il risveglio alla vita di prima.

Peppino Englaro ha combattuto una vita contro la legge e penso ancor di più contro se stesso. E ora raggiunge quel traguardo che lo priverà di quella presenza fisica, corporea, materiale che non ha più le sembianze della Eluana che lui ha conosciuto, cresciuto ed amato.

Credo sia ora di fare un po’ di silenzio.

E a te Eluana un saluto. Ovunque tu sia ed ovunque tu vada.