Il ritorno di Chiesa.

Che cosa ci rimane della gloriosa stagione di Mani Pulite?

Sembrava che tutto dovesse cambiare. Si indagava, si interrogava, si arrestava e…beh, ci si suicidava pure…. ma erano “danni collaterali”. Una grande pulizia dove manager, politici, partiti tutti (o quasi) venivano messi sulla gogna mediatica e giudiziaria.

Quella stagiona vedeva anche protagonisti magistrati e PM. E chi si dimentica Borelli (resistere, resistere, resistere), Davigo, Bocassini,  D’Ambosio, Colombo, Greco e, star fra le star, Di Pietro.

Fra tutti gli inquisiti e poi condannati vi fu il n. 1, the number one, Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio, colto con le mani nella marmellata ad intascare una tangente, se non ricordo male, di Lit. 7 milioni.
Da quell’episodio, si dice, partì mani pulite. Era il 1992.

E chi rispunta dopo 17 anni? Ma lui, Mario Chiesa che con la frase intercettata “Qui dobbiamo rubare a manetta” balza, da recidivo, di nuovo agli onori della cronaca.

Ora, uno che credevo potesse fare la massimo il rappresentante della Folletto (con tutto il rispetto per i rappresentanti della suddetta), mi chiedo come possa ancora oggi avere a che fare con appalti pubblici, Comuni, rifiuti ecc.  E’ vero che bisogna attendere che la giustizia faccia il suo corso e che si presume l’innocenza fino alla condanna definitiva, ma, nonostante questo, la sensazione di deja-vue è abbastanza evidente.

 “Tangentolopi non è mai finita” dichiara il nostro dell’IDV.

Mi chiedo se sia mai cominciata.